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lunedì 28 giugno 2021

 PLATONE, Simposio, IV secolo A.C.

venerdì 6 novembre 2015

Raramente ci rendiamo conto che siamo circondati da ciò che è straordinario. I miracoli avvengono intorno a noi, i segnali di Dio ci indicano la strada, gli angeli chiedono di essere ascoltati.
PAULO COELHO, Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto

domenica 23 agosto 2015

Giunge l'emigrato in cerca di lavoro

Giunge l'emigrato
nella nuova città
dal volto sconosciuto.
Nel ginepraio
d'una confusione animata,
va con passo incerto
per una strada senza meta.
Si sente smarrito, stralunato.
Muto e silenzioso
tutto osserva
e tutto diverso vede
da quel che ha lasciato
al suo paesetto.
Là, nella nuova città
Dal volto  sconosciuto,
cerca qualcosa che vuol trovare;
qualcosa per la quale
ha solcato il cielo
ha varcato il mare.
Cerca in ogni uomo
un volto amico,
in ogni casa
un angolo ospitale,
in ogni fabbrica
un posto di lavoro.
Ogni spiraglio che s'apre
è un fremito di gioia,
ogni rifiuto
una lacrima di pianto.

domenica 28 settembre 2014

24 ANNI FA' LA STIDDA UCCIDEVA ROSARIO LIVATINO, GIUDICE E SERVO DI DIO

Il 21 settembre del 1990, alle 8 del mattino, a Canicattì, Rosario Livatino era salito a bordo della propria Ford amaranto per andare al lavoro al Tribunale di Agrigento. Mancavano appena due settimane al suo 38° compleanno.
Alle 8.30 sulla statale 640 Agrigento-Caltanissetta veniva raggiunto da un commando e barbaramente trucidato. Il giudice Livatino non aveva scorta, nonostante fosse stato vittima di numerose minacce ed intimidazioni. Oggi sulla stele che ricorda il luogo dell’esecuzione ci sono centinaia di fiori.
Portati da chi non ha dimenticato l’ennesima vittima dello Stato, un giovane coraggioso e timido, che rifuggiva la notorietà ma faceva tremare i mafiosi.
Dopo la sua morte, abbiamo imparato a conoscere dalle pagine dei giornali il suo viso pulito e lo sguardo limpido. E a fare i conti con la tenerezza e la rabbia suscitata dal triste epilogo della vita del “giudice ragazzino”.
Ad ucciderlo, quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, individuati grazie alle dichiarazioni di un testimone oculare, Pietro Nava. Per l’omicidio sono stati condannati all’ergastolo Paolo Amico, Domenico Pace – catturato in Germania – Giovanni Avarello e Gaetano Puzzangaro. Ergastolo anche per i mandanti: Antonio Gallea, Salvatore Calafato, Salvatore Paria e Giuseppe Montanti, arrestato ad Acapulco, in Messico.
Rosario Livatino aveva messo in ginocchio la Stidda attraverso la confisca dei beni. Ne era fermamente convinto: senza le risorse economiche necessarie all’organizzazione dei clan, la criminalità non poteva evitare di compiere quei passi falsi utili a svelare i traffici illeciti. Le sue ricerche si erano concentrate soprattutto sulle intricate relazioni tra uomini della pubblica amministrazione, imprenditori e politici, anticipando quella che sarebbe esplosa come la Tangentopoli Siciliana.
Ma Rosario Livatino era molto di più. Aveva saputo coniugare l’impegno im magistratura e le lunghe giornate trascorse in tribunale con una interiorità profondamente permeata dagli insegnamenti del Vangelo. “Martire della giustizia e indirettamente della fede”: così lo definì Giovanni Paolo II.
Il giudice ragazzino infatti, potrebbe salire agli onori degli altari. E in tutta Italia, ed in particolar modo nell’Agrigentino, da tempo è ritenuto da molti dispensatore di grazie e intercessore celeste.
Già nel 1993 la Curia di Agrigento ha incaricato Ida Abate, insegnante di Livatino e custode dei suoi scritti, di raccogliere testimonianze utili per la causa di beatificazione. Il 19 luglio del 2011 il vescovo di Agrigento ha firmato il decreto per l’avvio del processo diocesano di beatificazione, aperto il 21 settembre 2011 nella chiesa di San Domenico di Canicattì.
Qualche settimana fa l’ennesima importante testimonianza. Sul cellulare di don Giuseppe Livatino, postulatore della causa di beatificazione e cugino del giudice, è arrivata la telefonata di una signora pugliese di 50 anni: “Avevo la leucemia e il giudice Livatino mi ha guarita”.
“Ho sentito anche i familiari di questa signora – ha dichiarato alla stampa don Livatino – che mi hanno confermato che la loro congiunta era malata di leucemia e che ben poche erano le speranze di una guarigione. Mi hanno detto che mi manderanno una relazione e copia degli esami e delle certificazioni dei medici. Attendiamo intanto questi documenti per cominciare ad esaminare il caso”.
Agli atti, anche il fascicolo riguardante un’altra guarigione attribuita al giudice ragazzino, quella di Elena Valdetara Canale di Pavia.
Nel 1993 la signora scoprì di avere una leucemia all’apparato linfatico. Poco tempo dopo sognò un uomo che non conosceva, in abiti sacerdotali. “La forza di guarigione è dentro di te – le disse – quando la trovai riuscirai a guarire a aiuterai gli altri bambini”.
Nel 1996, dopo essersi sottoposta ad estenuanti cicli terapeutici, la signora Elena, sfogliando un giornale, vide la foto del giudice ragazzino e riconobbe il volto dell’uomo che aveva sognato tre anni prima e di cui l’articolo descriveva le grandi virtù cristiane.
“Il 20 settembre del 1996, eravamo alla vigilia del sesto anniversario del martirio di Livatino – ha dichiarato la donna – e le analisi radiologiche mostrarono la recessione della malattia. Da allora io sto bene, sono guarita”.
Rosario Livatino attualmente è servo di Dio. “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”: è questo l’insegnamento più importante del giudice ragazzino.

venerdì 5 settembre 2014

Anticonformismo o Conformismo?

In questa breve sintesi vogliamo stuzzicare il lettore di quelle che sono le convinzioni per le quali molti di noi credono di essere anticonformisti senza rendersi conto di quanto in realtà siano il contrario.
Col crescente sviluppo della civiltà il gruppo di cui facciamo parte si allarga; diventa la cittadinanza nella polis.
Anche il povero romano si sentiva orgoglioso perché poteva dire << civis romanus sum >>; Roma e l’Impero erano la sua famiglia, la sua casa, il suo mondo.
Anche nella nostra civiltà occidentale contemporanea, l’unione col gruppo è la maniera più frequente per superare l’isolamento.
È l’unione in cui l’individuo si annulla in una vasta comunità, e il suo scopo è quello di far parte del gregge. Se io sono uguale agli altri, sia nelle idee che nei costumi, non posso avere la sensazione di essere diverso. Sono salvo: salvo dal terrore della solitudine.
Basti capire il potere della paura di essere diversi, il terrore di trovarsi soli, se pure a qualche passo di distanza dal gregge. La maggior parte della gente non si rende nemmeno conto del proprio bisogno di conformismo. Vive nell’illusione di seguire le proprie idee ed inclinazioni, di essere individualista; e si dà il fatto che le sue idee siano le stesse della maggioranza. Il consenso generale serve come riprova della correttezza delle proprie idee.
La crescente tendenza all’eliminazione delle differenze è strettamente legata al concetto d’uguaglianza.
Per uguaglianza, nella società contemporanea, s’intende l’uguaglianza degli automi, degli uomini che hanno perso il loro individualismo.
Sotto questo aspetto bisogna guardare anche ad alcune conquiste, generalmente usate come segni del nostro progresso, come a esempio l’uguaglianza di diritti della donna. Gli aspetti positivi di questa conquista non devono trarre in inganno. L’uguaglianza è ottenuta a questo prezzo: le donne sono uguali perché non sono più differenti.
La società contemporanea predica questo ideale di uguaglianza perché ha bisogno di atomi umani simili tra loro per farli funzionare in una massa compatta; tutti obbediscono agli stessi comandi, e tuttavia ognuno è illuso di seguire i propri desideri. Come la moderna produzione di massa richiede la standardizzazione dei prodotti, così il progresso civile esige la standardizzazione dell’uomo. Questa standardizzazione è chiamata <>.
L’unione ottenuta non è, però, né intensa né profonda; è superficiale. Inoltre, è una soluzione che riguarda la mente, e non il corpo, e anche per questo motivo fallisce.
La soluzione completa sta nella conquista dell’unione interpersonale, nella fusione con un’altra persona, nell’amore.
Il mancato raggiungimento di questa unione significa follia e distruzione. Senza amore, l’umanità non sopravvivrebbe un solo giorno. Eppure, se chiamiamo <> la conquista dell’unione interpersonale, ci troviamo in serie difficoltà. La fusione può essere raggiunta in diversi modi, e le differenze non sono meno importanti di quanto v’è in comune tra le varie forme d’amore. Ma sono poi tutte forme d’amore? Oppure dobbiamo riservare la parola <> a una particolare unione, che è stata la virtù ideale di tutte le grandi religioni e dei sistemi filosofici di quattromila anni di civiltà orientale e occidentale?
Come sempre nelle difficoltà semantiche, la risposta può essere solo arbitraria.

La Verità e la Favola

La Verità, dicono, se ne va nuda e abita in fondo a un pozzo. Un giorno, forse annoiata di quella sua profonda solitudine, uscì dal pozzo e si avviò tra la gente. Bella idea! Subito i primi che la videro se la diedero a gambe. La Verità provò a bussare a qualche casa: le sbatterono la porta in faccia. Nessuno voleva accoglierla. La Verità, umiliata e intirizzita, prese una strada di campagna.
Ed ecco venirle incontro una bella signora tutta vestita di trine e di sete, impiumata come uno struzzo, ricoperta di gioielli, falsi i più, ma sfavillanti: era la Favola.
- Oh, buon giorno! - disse la Favola, cordiale. - Ma che diavolo fai così sola soletta per questo stradone?
- Lo vedi - rispose malinconicamente la Verità - sto morendo di freddo. Non c'è un cane che voglia sapere di me. Scappano tutti appena mi avvicino.
- Eppure - replicò la Favola - eppure tu e io siamo parenti strette, e io, dove vado, sono assai bene accolta. Però capisco -soggiunse ridendo. -  Tu hai un torto: ti presenti troppo poco vestita... No, no! Sai che cosa faremo? Riparati sotto il mio mantello e andiamocene insieme, da buone sorelle. Vedrai, converrà a tutte e due. I savi accoglieranno me in grazia della Verità che nascondo e i pazzi faranno festa a te perché sarai frusciante delle mie sete e luccicante de' miei gioielli.

LA MORTE NON E' NIENTE

La morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto.

Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. 

Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.

Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.

Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. 

Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.

La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. 

Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.

Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

giovedì 17 ottobre 2013

                                            MENFI

     MUORE DON ANGELO IACOPINELLI, SACERDOTE 

     PRESSO LA PAROCCHIA MARIA SS. ADDOLORATA.

Don Angelo Iacopinelli

Da ieri purtroppo la nostra comunità piange la scomparsa di

Don Angelo Iacopinelli, da più di 40 anni parroco presso la 

parrocchia Maria SS. Addolorata. Padre Angelo è spirato 

dopo tantissime sofferenze. Le esequie avverranno oggi 

giovedì 17 ottobre alle 15:30 presso la Chiesa Madre.

Ed ora permettetemi di esprimere un mio personale ricordo 

del "Don", egli è stato un mio punto di riferimento, non solo

perchè mi ha Battezzato, Celebrato la mia Prima Comunione

e infine anche la Cresima, ma anche perchè era una 

persona schietta, caritatevole e pronta ad ascoltarti con 

umiltà e semplicità. La sua Fede era semplice fatta di parole 

giuste dette nei momenti in cui ne avevi bisogno. 

Ed ora,caro "Don" sono sicuro che tornando nella Casa del 

Padre, tu veglierai su tutti noi.            

                                Grazie Don Angelo.


                                                            Un tuo parrocchiano.


sabato 31 marzo 2012

SPAM: Il nuovo facebook rosa/rosso

Oggi scrivo questo post perché vorrei evitare che tutti coloro i quali usano Facebook, è sono milioni, incappino nell'ennesima frode che purtroppo vede come protagonista questo famosissimo social network, infatti è da tempo che circolano post riguardanti una nuova applicazione che permette non solo di ritornare al vecchio tipo di profilo Facebook ma addirittura di cambiargli colore da blu a rosa o da blu a rosso.
Il tutto per cosa? Per farci scaricare un Plug-In che permetterà l'accesso a tutti i siti che visitiamo.
Per chiunque l'abbia fatto, è consigliabile rimuovere il post automaticamente pubblicatosi nella bacheca, quando si utilizza l'applicazione, oltre a cambiare password.
L'unica applicazione che ci permette di cambiare colore a Facebook è Facebook Colour Changer compatibile solo con Google Chrome.
Spero di essere stato utile.

venerdì 20 gennaio 2012

Un giorno un pensatore indiano.............(di Mahatma Gandhi)

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli: 
"Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?"
" Gridano perché perdono la calma" rispose uno di loro.
" Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?" disse nuovamente il pensatore.
" Bene, gridiamo perché desideriamo che l`altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo.
E il maestro tornò a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?"
Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: " Voi sapete perché si grida contro un`altra persona quando si è arrabbiati?
Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto.
Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono, tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l`uno con l`altro. 
D`altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? 
Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? 
Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l`amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. È questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano." 
Infine il pensatore concluse dicendo: "Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare." 
(Mahatma Gandhi)

giovedì 24 novembre 2011

L'intramontabile Veltroni: da anni promette, dopo sconfitte su sconfitte, di lasciare la politica. E invece è ancora là.

BASTA VELTRONI: VAI IN AFRICA!
Siede in parlamento da ormai 27 anni.
E' andato avanti di sconfitta in sconfitta, ma non si è schiodato nemmeno un attimo dalla poltrona.
Straordinaria fu l'operazione politica nel 2008: pur di candidarsi premier, è riuscito contemporaneamente a far cadere il suo governo (come ha dichiarato lo stesso ex premier Prodi alla trasmissione di Fazio), a far vincere le elezioni a Silvio Berlusconi ("andiamo soli alle elezioni, perchè da soli vinceremo") e a regalare la carica di sindaco di Roma ai suoi avversari (la sua candidatura provocò elezioni anticipate vinte da Gianni Alemanno contro un altro supertrombato-ma-mai-ritirato, Francesco Rutelli).
Ora è tutti i giorni in televisione e sui giornali a sproloquiare e atteggiarsi a grande statista.
Dopo la miriade di sconfitte, non è arrivato il momento di ritirarsi a vita privata?
Lo dichiara ormai da oltre 10 anni che vuole andare a fare il missionario in Africa.
E pensare che qualcuno gli ha addirittura creduto.

Walter Veltroni: “Non so quanto tempo mi impegnerà l’incarico di sindaco. Ma comunque a un certo punto finirà e invece di diventare uno di quei politici per i quali si cerca un posto in un consiglio di amministrazione, vorrei dedicarmi alla questione dell’Africa” (marzo 2001).


Walter Veltroni: “Una cosa ho chiara nella mente: che alla fine del mio mandato non voglio nessun altro incarico. Fare il sindaco lo considero il mio ultimo lavoro in politica. Potrei arrivare al 2011, anno in cui avrò 56 anni. Spero a quel punto di poter andare a fare un’esperienza lunga in Africa dove ho lasciato un pezzo di me” (ottobre 2002) 

Walter Veltroni: “Andare in Africa con mia moglie e lavorare laggiù, per qualche Ong, se le condizioni della mia famiglia saranno tranquille e se ne avrò la forza” (maggio 2003) 

Franco Marini: “Walter è un furbo, un vero professionista della politica. Scrive libri di musica, sogna di andare in Africa e intanto sotto sotto lavora per sé” (agosto 2003)

Walter Veltroni: “Fare programmi a lunga durata è molto difficile. Non so quali saranno le mie condizioni familiari, le varie situazioni della vita. Il mio progetto di vita è quello di considerare conclusa questa lunga stagione della mia vita che è stata l’impegno nella vita politica nazionale” (agosto 2004)

Walter Veltroni: "mi auguro di ottenere un secondo mandato da sindaco, dopodiché la mia storia politica si concluderà”. Quindi, alla inevitabile domanda su un suo impegno futuro in Africa, Veltroni risponde con un evasivo “vedremo” (aprile 2005)

Il resto della storia la conosciamo tutti.

mercoledì 23 novembre 2011

No censura! Deputato inglese sfida Monti e Unione Europea

Ascoltate il discorso dell'inglese Nigel Farage al parlamento: parla di italia, di Mario Monti... della democrazia in europa... accuse gravissime, ma nessuna tv italiana ovviamente ha sentito l'esigenza di mostrarlo ai cittadini... diffondiamo!!!(I segreti della casta di Montecitorio: no censura! Deputato inglese sfida Monti e Unione ...)

sabato 22 ottobre 2011

Il Giudice di Pace per le violazioni al Codice della Strada decide per qualsiasi importo

Il magistrato non togato in materia di violazioni al codice della strada è competente a giudicare indipendentemente dall’importo.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, seconda sezione civile, con la sentenza n. 6463 del 21 marzo 2011, intervenendo su
un regolamento di competenza richiesto dal Tribunale di Milano su una decisione del giudice di pace della stessa città il quale si era ritenuto incompetente poiché il valore della causa (una cartella esattoriale per violazioni al C.d.S.) ammontava a 24.000 euro.

Cassazione Civile, Sez. II, Ord., 21-03-2011, n. 6463

Il giudice di pace di Milano con sentenza 7 marzo 2006
rilevava che il 9 maggio 2005 D.S.R. aveva proposto opposizione avverso la cartella sattoriale n. (OMISSIS),
emessa dalla s.p.a. Esatri, per la riscossione dell'importo di sanzioni amministrative relative a 124 verbali di accertamento, per violazioni del codice della strada,
commesse negli anni 1998-1999.
Il giudice di pace - ritenuto che dovesse operare, ai fini della competenza per valore, il criterio del cumulo previsto dall'art. 10 c.p.c., comma 2 - si dichiarava non competente, in favore del tribunale di Milano. Rilevava che le sanzioni irrogate dal
comune ambrosiano ammontavano a circa 24.000,00 Euro, importo superiore al limite massimo di competenza previsto per il giudice di pace.
D.S. riassumeva la causa davanti al tribunale di Milano, che, con ordinanza del ventinove novembre 2007, ha richiesto d'ufficio il regolamento di competenza. In motivazione ha contestato l'assunto del giudice rimettente, ravvisando la competenza funzionale del giudice di pace, con esclusione dell'applicabilità del cumulo ex art. 10 c.p.c..

lunedì 10 ottobre 2011

In ricordo di Simone Neri e di tutte le vittime di Giampilieri

"C'è un bambino che piange. Vado a salvarlo" - Pasquale Simone Neri - Medaglia d'oro al valor civile. Messina, 15 ottobre 1979 – Messina, 1º ottobre 2009.Simone Neri, “l’eroe per caso” di Giampilieri. E’ morto sotto al fango dopo aver salvato otto persone. Simone Neri era un ragazzo di 28 anni che viveva a Giampilieri in provincia di Messina. Simone sognava come tutti di farsi presto una famiglia: era Sottocapo di prima classe in Marina e viene ricordato come un ragazzo per bene: ricordato perché ora non c’è più essendo morto sotto al fango. Simone è diventato un “eroe per caso”: si era salvato dalla valanga salendo sul tetto di casa da cui era ridisceso solo per aiutare la gente che era rimasta intrappolata nel fango. Il primo era un vicino che urlava disperato sotto le macerie della sua casa crollata, poi una donna anch’essa intrappolata che è stata presa in braccio e portata in salvo sopra il tetto sicuro. Simone Neri è andato ad aiutare la gente per ben otto volte; poi alle 21.00 ha telefonato per l’ultima volta alla sua ragazza per dirle «c’è un bambino che piange, vado a salvarlo. Qualsiasi cosa succeda, ricordati che ti amo». Questa volta però Simone non è più tornato.«Per non dimenticare Simone Neri» Medaglia d'oro al valore civile 1 ottobre 2011.

sabato 8 ottobre 2011

Agli Eroi Silenziosi, Onore all'Arma e al Tenente Marco Pittoni

Il Tenente Marco Pittoni era nato a Sondrio il 30 settembre del 1975. Vissuto in Sardegna, a Giba, paese del Sulcis a una ottantina di chilometri da Cagliari dove vivono ancora i genitori e una sorella, si era arruolato nei Carabinieri nel 1997. Quale Maresciallo fu destinato in Piemonte come istruttore alla scuola allievi di Fossano. Fu poi impiegato per due anni alla Stazione Carabinieri di Lesa, in provincia di Novara e tre anni al Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Bitti, in provincia di Nuoro. Frequentò, poi, il corso ruolo speciale della Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma, al termine del quale fu nominato sottotenente. Dal 10 settembre dello scorso anno aveva assunto il Comando della Tenenza Carabinieri di Pagani, in sostituzione del Tenente Giuseppe Castrucci che era stato trasferito in Sardegna, quale comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Porto Torres. Nonostante i pochi mesi trascorsi nell’agro, Pittoni si era già fatto notare per la passione e la determinazione con la quale agiva quotidianamente. 

domenica 2 ottobre 2011

Il Diavolo teme Papa Benedetto XVI (tratto da Rinnovamento Carismastico)

Monsignor Gemma, il Vescovo esorcista:

Parla Monsignor Gemma, il Vescovo esorcista: "Ecco perchè il Diavolo teme questo Papa"

Articolo di Gianluca Barile


CITTA’ DEL VATICANO
“E’ una tragedia: Benedetto XVI è ancora più forte, è ancora peggio di Giovanni Paolo II”.
E’ stata questa l’accoglienza riservata da Satana al Cardinale Joseph Ratzinger poche ore dopo la sua elevazione alla Cattedra di Pietro, nell’aprile del 2005.
Il Diavolo, per l’esattezza, parlò per bocca di una donna - posseduta - sottoposta ad esorcismo da Monsignor Andrea Gemma, Arcivescovo Emerito di Isernia-Venafro, uno dei pochi prelati, se non il solo, ad esercitare il ministero della liberazione dal Maligno, che ha raccontato l’aneddoto in questa intervista esclusiva concessa a ‘Petrus’ di ritorno da un pellegrinaggio a Lourdes.

Monsignor Gemma, il Diavolo non sembra proprio aver gradito l’elezione di Benedetto XVI…“
Esatto. Me lo confermò lui stesso, il ‘signor malefico’. E questa sua espressione non mi meravigliò. Non bisogna dimenticare, infatti, che il Cardinale Ratzinger ha sempre combattuto il Maligno e messo in guardia l’umanità dai pericoli del Demonio”.

Eccellenza, a conferma di quanto Lei dice, si parla con insistenza di una possibile istruzione del Santo Padre per obbligare i Vescovi a nominare un numero stabile di esorcisti diocesani.
“Volesse il cielo che il Papa preparasse questo documento, ce n’è davvero bisogno! Quando ho appreso la notizia, ho gioito. Ed ho avuto la conferma che Benedetto XVI è il Papa giusto per affrontare in questa epoca la battaglia contro Satana. Che Dio lo conservi a lungo sul trono di Pietro! Avevamo proprio bisogno di Lui. Basti pensare già al fatto che è stato l’unico Papa in tutta la storia a lodare e ad incoraggiare pubblicamente gli esorcisti per il ministero loro affidato”.

Qualcuno ha però manifestato scetticismo verso l’istruzione…
“Si tratta di ignoranti! Chiederò personalmente un’udienza privata al Santo Padre per sollecitare la pubblicazione di questa nota e per chiedergli di continuare ad essere al nostro fianco. Sì, c’è bisogno che i Vescovi nominino almeno un esorcista fisso per ogni Diocesi! Sono certo che il Santo Padre non deluderà le attese di chi si attende questa forte iniziativa”.

Il fatto che si parli di un richiamo all’obbedienza da parte di Benedetto XVI ai Vescovi perchè deleghino stabilmente degli esorcisti, denota una grande carenza in materia.
“Purtroppo è così. Devo dire che ha ragione il mio amico Padre Gabriele Amorth quando sostiene che molti Vescovi sono i primi a non credere all’esistenza del Demonio. Lo posso testimoniare anch’io: da 16 anni, da quando mi è stata conferita la dignità episcopale, mi avvalgo della facoltà di esorcizzare in prima persona, ed ho ricevuto poveretti provenienti da ogni parte d’Italia per essere liberati dal Maligno perché nelle loro Diocesi il Vescovo è scettico o eccessivamente prudente e non nomina nessun esorcista. E il Diavolo se la ride. Pensi, quasi sempre mi dice: ‘Sei solo, sei l’unico, gli altri Vescovi non credono neanche all’inferno, se tutti facessero come te, se tutti esorcizzassero, noi spiriti maligni saremmo spacciati. E anche il Papa è isolato in questa lotta’. Credo non ci sia nulla da aggiungere…”.

martedì 13 settembre 2011

LA STORIA DI GIULIA. È MORTA MA CE L'HA FATTA

Questa è la storia di Giulia Gabrieli, 14 anni, malata di tumore. Sappiate fin da subito che Giulia ce l'ha fatta. È vero, non è guarita: è morta la sera del 19 agosto, a casa sua, nel quartiere di San Tomaso de' Calvi, a Bergamo, proprio mentre alla Gmg di Madrid si concludeva la Via Crucis dei giovani.

Eppure ce l'ha fatta. Ha trasformato i suoi due anni di malattia in un inno alla vita, in un crescendo spirituale che l'ha portata a dialogare con la sua morte: «Io ora so che la mia storia può finire solo in due modi: o, grazie a un miracolo, con la completa guarigione, che io chiedo al Signore perché ho tanti progetti da realizzare. E li vorrei realizzare proprio io. Oppure incontro al Signore, che è una bellissima cosa. Sono entrambi due bei finali. L'importante è che, come dice la beata Chiara Luce, sia fatta la volontà di Dio». Giulia era fatta così: diceva queste cose enormi, che a noi adulti tremolanti sembrano impronunciabili, con la lievità dei suoi 14 anni.

Eppure era una ragazza normale. Anzi, rivendicava spesso la sua normalità: era bella, solare, genuinamente teatrale, amava viaggiare, vestirsi bene e adorava lo shopping. Un'esplosione di raffinata vitalità, che la malattia, misteriosamente, non ha stroncato, ma amplificato.

Aveva il talento della scrittura (due volte premiata al concorso letterario «I racconti del parco»). Amava inventarsi storie fantastiche, avventurose. Per questo paragonava la sua malattia a un'avventura. E rifletteva: «Il fatto è che la gente ha paura della malattia, della sofferenza. Ci sono molti malati che restano soli, tutti i loro amici spariscono, spaventati. Non bisogna avere paura! Se gli altri ci stanno vicino, ci vengono accanto, ci mettono una mano sulla spalla e ci dicono "Dai che ce la fai!", è quello che ci dà la forza di andare avanti. Se questo non succede ti chiedi: perché vanno così lontano? Se hanno paura, allora devo temere anch'io… Perché dovrei lottare per la guarigione se nessuno mi sta accanto?». Non solo conosceva perfettamente la sua malattia, ma aveva imparato a distinguere ogni farmaco, ogni risvolto tecnico delle chemioterapie. Con la sua amabile ma dirompente personalità non lesinava consigli (eufemismo, sarebbe meglio dire direttive) a medici e infermieri dell'oncologia pediatrica di Bergamo. In più ci aggiungeva la sua decisiva flebo di allegria: «Se trovi la forza per pensare: eh va be', vado in ospedale, faccio una chemio e poi torno a casa, è tutta un'altra cosa. Certo anch'io quando sto male mi chiedo: perché è successo proprio a me? Poi però quando sto meglio dico: "Massì, dai, è passato". Ci rido anche sopra...».

giovedì 8 settembre 2011

ORME SULLA SABBIA


Questa notte ho fatto un sogno,
ho sognato che camminavo sulla sabbia
accompagnato dal Signore,
e sullo schermo della notte erano proiettati
tutti i giorni della mia vita.
Ho guardato indietro e ho visto che
per ogni giorno della mia vita,
apparivano orme sulla sabbia:
una mia e una del Signore.
Così sono andato avanti, finché
tutti i miei giorni si esaurirono.
Allora mi fermai guardando indietro,
notando che in certi posti
c’era solo un’orma….
Questi posti coincidevano con i giorni
più difficili della mia vita;
i giorni di maggior angustia,
maggiore paura e maggior dolore…
Ho domandato allora:
“Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me
in tutti i giorni della mia vita,
ed io ho accettato di vivere con te,
ma perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti
peggiori della mia vita?”
Ed il Signore rispose:
“Figlio mio, Io ti amo e ti dissi che sarei stato
con te durante tutta il tuo cammino
e che non ti avrei lasciato solo
neppure un attimo,
e non ti ho lasciato….
I giorni in cui tu hai visto solo un’orma
sulla sabbia,
sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio”.
Anonimo Brasiliano

domenica 4 settembre 2011

INTERVISTA A DIO

Ho sognato di fare un'intervista a Dio
Ti piacerebbe intervistarmi?
Dio mi domandò
Bhe... se ne hai il tempo... dissi io...
...Dio sorrise ...il mio tempo è l'eternità, ...comunque, cosa vuoi sapere?
e Humm non so! ...Cosa t
i sorprende dell'umanità?
Pensate con ansia al futuro ...dimenticando il presente
Cosicchè non vivete né nel presente né nel futuro
Vivete la vita come se non doveste morire mai
e morite come se non aveste vissuto mai!
Vi stancate presto di essere bambini,
avete fretta di crescere...
 
e poi... vorreste tornare bambini.
Perdete la salute per guadagnare i soldi... E poi usate i soldi per recuperare la salute.
Le mani di Dio presero le mie... e restammo in silenzio per un po
...Poi gli chiesi ...Padre! Che lezioni di vita desideri... che i tuoi figli imparino?

Dio sorrise... e poi rispose.

venerdì 26 agosto 2011

Frasi di SENECA

Adesso voglio proporvi una serie di frasi dette dal celebre filisofo, politico e drammaturgo romano Lucio Anneo Seneca, in latino Lucius Annaeus Seneca, anche noto come Seneca o Seneca il giovane (Corduba, 4 a.C – Roma, 65), , rifletteteci e fatemi sapere.
Adesso buona lettura!


-Si volge ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente.
- I dolori leggeri concedono di parlare: i grandi dolori rendono muti.
- La filosofia non respinge nè preferisce nessuno: splende a tutti.
- Nulla è più contrario alla guarigione del cambiare spesso i rimedi.
- È l’animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi.
- La solitudine é per lo spirito ciò che il cibo é per il corpo.
- Alteri vivas opportet, si vis tibi vivere. È necessario che tu viva per un’altra persona se vuoi vivere per te stesso.
- Se volete evitare il timore, pensate che bisogna temere ogni cosa.
- Una bella donna non è colei di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti.
- Tre sono le dimensioni temporali: passato, presente, futuro; di questi, solo il passato ci appartiene veramente.
- Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.
- Da un uomo grande c’è qualcosa da imparare anche quando tace.
- Ascoltami: verso la morte sei spinto dal momento della nascita.
Su questo e su pensieri del genere dobbiamo meditare, se vogliamo attendere serenamente quell’ultima ora che ci spaventa e ci rende inquiete tutte le altre.

- È meglio imparare delle cose inutili che non imparare niente.
- Non credere che si possa diventare felici procurando l’infelicità altrui.
- I mali incerti sono quelli che ci tormentano di più.
- È grande chi sa essere povero nella ricchezza.
- È necessario imparare tanto a lungo quanto a lungo si vive.
- Ti indicherò un filtro amoroso senza veleni, senza erbe, senza formule magiche: se vuoi essere amato, ama!