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venerdì 6 novembre 2015

Raramente ci rendiamo conto che siamo circondati da ciò che è straordinario. I miracoli avvengono intorno a noi, i segnali di Dio ci indicano la strada, gli angeli chiedono di essere ascoltati.
PAULO COELHO, Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto

domenica 28 settembre 2014

24 ANNI FA' LA STIDDA UCCIDEVA ROSARIO LIVATINO, GIUDICE E SERVO DI DIO

Il 21 settembre del 1990, alle 8 del mattino, a Canicattì, Rosario Livatino era salito a bordo della propria Ford amaranto per andare al lavoro al Tribunale di Agrigento. Mancavano appena due settimane al suo 38° compleanno.
Alle 8.30 sulla statale 640 Agrigento-Caltanissetta veniva raggiunto da un commando e barbaramente trucidato. Il giudice Livatino non aveva scorta, nonostante fosse stato vittima di numerose minacce ed intimidazioni. Oggi sulla stele che ricorda il luogo dell’esecuzione ci sono centinaia di fiori.
Portati da chi non ha dimenticato l’ennesima vittima dello Stato, un giovane coraggioso e timido, che rifuggiva la notorietà ma faceva tremare i mafiosi.
Dopo la sua morte, abbiamo imparato a conoscere dalle pagine dei giornali il suo viso pulito e lo sguardo limpido. E a fare i conti con la tenerezza e la rabbia suscitata dal triste epilogo della vita del “giudice ragazzino”.
Ad ucciderlo, quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, individuati grazie alle dichiarazioni di un testimone oculare, Pietro Nava. Per l’omicidio sono stati condannati all’ergastolo Paolo Amico, Domenico Pace – catturato in Germania – Giovanni Avarello e Gaetano Puzzangaro. Ergastolo anche per i mandanti: Antonio Gallea, Salvatore Calafato, Salvatore Paria e Giuseppe Montanti, arrestato ad Acapulco, in Messico.
Rosario Livatino aveva messo in ginocchio la Stidda attraverso la confisca dei beni. Ne era fermamente convinto: senza le risorse economiche necessarie all’organizzazione dei clan, la criminalità non poteva evitare di compiere quei passi falsi utili a svelare i traffici illeciti. Le sue ricerche si erano concentrate soprattutto sulle intricate relazioni tra uomini della pubblica amministrazione, imprenditori e politici, anticipando quella che sarebbe esplosa come la Tangentopoli Siciliana.
Ma Rosario Livatino era molto di più. Aveva saputo coniugare l’impegno im magistratura e le lunghe giornate trascorse in tribunale con una interiorità profondamente permeata dagli insegnamenti del Vangelo. “Martire della giustizia e indirettamente della fede”: così lo definì Giovanni Paolo II.
Il giudice ragazzino infatti, potrebbe salire agli onori degli altari. E in tutta Italia, ed in particolar modo nell’Agrigentino, da tempo è ritenuto da molti dispensatore di grazie e intercessore celeste.
Già nel 1993 la Curia di Agrigento ha incaricato Ida Abate, insegnante di Livatino e custode dei suoi scritti, di raccogliere testimonianze utili per la causa di beatificazione. Il 19 luglio del 2011 il vescovo di Agrigento ha firmato il decreto per l’avvio del processo diocesano di beatificazione, aperto il 21 settembre 2011 nella chiesa di San Domenico di Canicattì.
Qualche settimana fa l’ennesima importante testimonianza. Sul cellulare di don Giuseppe Livatino, postulatore della causa di beatificazione e cugino del giudice, è arrivata la telefonata di una signora pugliese di 50 anni: “Avevo la leucemia e il giudice Livatino mi ha guarita”.
“Ho sentito anche i familiari di questa signora – ha dichiarato alla stampa don Livatino – che mi hanno confermato che la loro congiunta era malata di leucemia e che ben poche erano le speranze di una guarigione. Mi hanno detto che mi manderanno una relazione e copia degli esami e delle certificazioni dei medici. Attendiamo intanto questi documenti per cominciare ad esaminare il caso”.
Agli atti, anche il fascicolo riguardante un’altra guarigione attribuita al giudice ragazzino, quella di Elena Valdetara Canale di Pavia.
Nel 1993 la signora scoprì di avere una leucemia all’apparato linfatico. Poco tempo dopo sognò un uomo che non conosceva, in abiti sacerdotali. “La forza di guarigione è dentro di te – le disse – quando la trovai riuscirai a guarire a aiuterai gli altri bambini”.
Nel 1996, dopo essersi sottoposta ad estenuanti cicli terapeutici, la signora Elena, sfogliando un giornale, vide la foto del giudice ragazzino e riconobbe il volto dell’uomo che aveva sognato tre anni prima e di cui l’articolo descriveva le grandi virtù cristiane.
“Il 20 settembre del 1996, eravamo alla vigilia del sesto anniversario del martirio di Livatino – ha dichiarato la donna – e le analisi radiologiche mostrarono la recessione della malattia. Da allora io sto bene, sono guarita”.
Rosario Livatino attualmente è servo di Dio. “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”: è questo l’insegnamento più importante del giudice ragazzino.

venerdì 5 settembre 2014

LA MORTE NON E' NIENTE

La morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto.

Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. 

Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.

Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.

Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. 

Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.

La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. 

Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.

Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

giovedì 17 ottobre 2013

                                            MENFI

     MUORE DON ANGELO IACOPINELLI, SACERDOTE 

     PRESSO LA PAROCCHIA MARIA SS. ADDOLORATA.

Don Angelo Iacopinelli

Da ieri purtroppo la nostra comunità piange la scomparsa di

Don Angelo Iacopinelli, da più di 40 anni parroco presso la 

parrocchia Maria SS. Addolorata. Padre Angelo è spirato 

dopo tantissime sofferenze. Le esequie avverranno oggi 

giovedì 17 ottobre alle 15:30 presso la Chiesa Madre.

Ed ora permettetemi di esprimere un mio personale ricordo 

del "Don", egli è stato un mio punto di riferimento, non solo

perchè mi ha Battezzato, Celebrato la mia Prima Comunione

e infine anche la Cresima, ma anche perchè era una 

persona schietta, caritatevole e pronta ad ascoltarti con 

umiltà e semplicità. La sua Fede era semplice fatta di parole 

giuste dette nei momenti in cui ne avevi bisogno. 

Ed ora,caro "Don" sono sicuro che tornando nella Casa del 

Padre, tu veglierai su tutti noi.            

                                Grazie Don Angelo.


                                                            Un tuo parrocchiano.


domenica 2 ottobre 2011

Il Diavolo teme Papa Benedetto XVI (tratto da Rinnovamento Carismastico)

Monsignor Gemma, il Vescovo esorcista:

Parla Monsignor Gemma, il Vescovo esorcista: "Ecco perchè il Diavolo teme questo Papa"

Articolo di Gianluca Barile


CITTA’ DEL VATICANO
“E’ una tragedia: Benedetto XVI è ancora più forte, è ancora peggio di Giovanni Paolo II”.
E’ stata questa l’accoglienza riservata da Satana al Cardinale Joseph Ratzinger poche ore dopo la sua elevazione alla Cattedra di Pietro, nell’aprile del 2005.
Il Diavolo, per l’esattezza, parlò per bocca di una donna - posseduta - sottoposta ad esorcismo da Monsignor Andrea Gemma, Arcivescovo Emerito di Isernia-Venafro, uno dei pochi prelati, se non il solo, ad esercitare il ministero della liberazione dal Maligno, che ha raccontato l’aneddoto in questa intervista esclusiva concessa a ‘Petrus’ di ritorno da un pellegrinaggio a Lourdes.

Monsignor Gemma, il Diavolo non sembra proprio aver gradito l’elezione di Benedetto XVI…“
Esatto. Me lo confermò lui stesso, il ‘signor malefico’. E questa sua espressione non mi meravigliò. Non bisogna dimenticare, infatti, che il Cardinale Ratzinger ha sempre combattuto il Maligno e messo in guardia l’umanità dai pericoli del Demonio”.

Eccellenza, a conferma di quanto Lei dice, si parla con insistenza di una possibile istruzione del Santo Padre per obbligare i Vescovi a nominare un numero stabile di esorcisti diocesani.
“Volesse il cielo che il Papa preparasse questo documento, ce n’è davvero bisogno! Quando ho appreso la notizia, ho gioito. Ed ho avuto la conferma che Benedetto XVI è il Papa giusto per affrontare in questa epoca la battaglia contro Satana. Che Dio lo conservi a lungo sul trono di Pietro! Avevamo proprio bisogno di Lui. Basti pensare già al fatto che è stato l’unico Papa in tutta la storia a lodare e ad incoraggiare pubblicamente gli esorcisti per il ministero loro affidato”.

Qualcuno ha però manifestato scetticismo verso l’istruzione…
“Si tratta di ignoranti! Chiederò personalmente un’udienza privata al Santo Padre per sollecitare la pubblicazione di questa nota e per chiedergli di continuare ad essere al nostro fianco. Sì, c’è bisogno che i Vescovi nominino almeno un esorcista fisso per ogni Diocesi! Sono certo che il Santo Padre non deluderà le attese di chi si attende questa forte iniziativa”.

Il fatto che si parli di un richiamo all’obbedienza da parte di Benedetto XVI ai Vescovi perchè deleghino stabilmente degli esorcisti, denota una grande carenza in materia.
“Purtroppo è così. Devo dire che ha ragione il mio amico Padre Gabriele Amorth quando sostiene che molti Vescovi sono i primi a non credere all’esistenza del Demonio. Lo posso testimoniare anch’io: da 16 anni, da quando mi è stata conferita la dignità episcopale, mi avvalgo della facoltà di esorcizzare in prima persona, ed ho ricevuto poveretti provenienti da ogni parte d’Italia per essere liberati dal Maligno perché nelle loro Diocesi il Vescovo è scettico o eccessivamente prudente e non nomina nessun esorcista. E il Diavolo se la ride. Pensi, quasi sempre mi dice: ‘Sei solo, sei l’unico, gli altri Vescovi non credono neanche all’inferno, se tutti facessero come te, se tutti esorcizzassero, noi spiriti maligni saremmo spacciati. E anche il Papa è isolato in questa lotta’. Credo non ci sia nulla da aggiungere…”.

martedì 13 settembre 2011

LA STORIA DI GIULIA. È MORTA MA CE L'HA FATTA

Questa è la storia di Giulia Gabrieli, 14 anni, malata di tumore. Sappiate fin da subito che Giulia ce l'ha fatta. È vero, non è guarita: è morta la sera del 19 agosto, a casa sua, nel quartiere di San Tomaso de' Calvi, a Bergamo, proprio mentre alla Gmg di Madrid si concludeva la Via Crucis dei giovani.

Eppure ce l'ha fatta. Ha trasformato i suoi due anni di malattia in un inno alla vita, in un crescendo spirituale che l'ha portata a dialogare con la sua morte: «Io ora so che la mia storia può finire solo in due modi: o, grazie a un miracolo, con la completa guarigione, che io chiedo al Signore perché ho tanti progetti da realizzare. E li vorrei realizzare proprio io. Oppure incontro al Signore, che è una bellissima cosa. Sono entrambi due bei finali. L'importante è che, come dice la beata Chiara Luce, sia fatta la volontà di Dio». Giulia era fatta così: diceva queste cose enormi, che a noi adulti tremolanti sembrano impronunciabili, con la lievità dei suoi 14 anni.

Eppure era una ragazza normale. Anzi, rivendicava spesso la sua normalità: era bella, solare, genuinamente teatrale, amava viaggiare, vestirsi bene e adorava lo shopping. Un'esplosione di raffinata vitalità, che la malattia, misteriosamente, non ha stroncato, ma amplificato.

Aveva il talento della scrittura (due volte premiata al concorso letterario «I racconti del parco»). Amava inventarsi storie fantastiche, avventurose. Per questo paragonava la sua malattia a un'avventura. E rifletteva: «Il fatto è che la gente ha paura della malattia, della sofferenza. Ci sono molti malati che restano soli, tutti i loro amici spariscono, spaventati. Non bisogna avere paura! Se gli altri ci stanno vicino, ci vengono accanto, ci mettono una mano sulla spalla e ci dicono "Dai che ce la fai!", è quello che ci dà la forza di andare avanti. Se questo non succede ti chiedi: perché vanno così lontano? Se hanno paura, allora devo temere anch'io… Perché dovrei lottare per la guarigione se nessuno mi sta accanto?». Non solo conosceva perfettamente la sua malattia, ma aveva imparato a distinguere ogni farmaco, ogni risvolto tecnico delle chemioterapie. Con la sua amabile ma dirompente personalità non lesinava consigli (eufemismo, sarebbe meglio dire direttive) a medici e infermieri dell'oncologia pediatrica di Bergamo. In più ci aggiungeva la sua decisiva flebo di allegria: «Se trovi la forza per pensare: eh va be', vado in ospedale, faccio una chemio e poi torno a casa, è tutta un'altra cosa. Certo anch'io quando sto male mi chiedo: perché è successo proprio a me? Poi però quando sto meglio dico: "Massì, dai, è passato". Ci rido anche sopra...».

domenica 4 settembre 2011

INTERVISTA A DIO

Ho sognato di fare un'intervista a Dio
Ti piacerebbe intervistarmi?
Dio mi domandò
Bhe... se ne hai il tempo... dissi io...
...Dio sorrise ...il mio tempo è l'eternità, ...comunque, cosa vuoi sapere?
e Humm non so! ...Cosa t
i sorprende dell'umanità?
Pensate con ansia al futuro ...dimenticando il presente
Cosicchè non vivete né nel presente né nel futuro
Vivete la vita come se non doveste morire mai
e morite come se non aveste vissuto mai!
Vi stancate presto di essere bambini,
avete fretta di crescere...
 
e poi... vorreste tornare bambini.
Perdete la salute per guadagnare i soldi... E poi usate i soldi per recuperare la salute.
Le mani di Dio presero le mie... e restammo in silenzio per un po
...Poi gli chiesi ...Padre! Che lezioni di vita desideri... che i tuoi figli imparino?

Dio sorrise... e poi rispose.

domenica 14 agosto 2011

L'ESORCISTA (1973) diretto da William Friedkin

Premetto che per me quessto è stato e sarà sempre il più bel film horror di tutti i tempi, ho, spulciando in rete, letto una recensione su questo film fatta da un certo "dobel @" sul sito: http://www.filmscoop.it/ dove affronta il tema del conflitto tra bene e male in maniera molto approfondita è sicuramente suscettibile di proficue discussioni, pertanto, sperando che non faccia torto all'autore "dobel @" riporto l'intero suo commento, che potete trovare, anche per un dovere verso il sito e l'autore del commento, sul seguente link: 
http://www.filmscoop.it/cgi-bin/film/lesorcistaversioneintegrale.asp?id=39&Commenti=SR
Ecco il commento:
'Tutto ciò che si può provare è vero; non tutto ciò che è vero si può provare'.
Così Goedel apriva le porte alla logica del novecento, scrivendo anche (forse senza volerlo) la più bella apologia della fede: ossia lasciava aperta la categoria mentale della possibilità.
Il film in questione, prima ancora di essere un classico del cinema horror, è un bel film ( e per questo mi piace). Ma tutto ciò che lo rende un film horror è unicamente accessorio e strumentale alla vicenda. Si insinua il dubbio, in me, che il regista in fondo non volesse nemmeno fare un horror, ma esclusivamente un film drammatico che, visto il tema, non può che inquietarci e a tratti farci rabbrividire. Sì, perché tutto ciò che ha a che fare con la trascendenza, il paranormale, il demoniaco e il mondo preternaturale ci spaventa. In questo senso il film diventa un film di paura, giacché mette in scena una vicenda che fa leva su un nostro ancestrale timore, forse il pericolo più ancestrale di tutti, la realtà che maggiormente ci terrorizza: il diavolo.